sabato 23 gennaio 2016

Perché alla fine l'amore è amore.


L O V E. Ci sono cose complicate nella vita. Come le equazioni di secondo grado, ma anche quelle di primo non mi sono mai riuscite. Il mistero del sufflè che non si sgonfia. Alzare un sopracciglio si e l'altro no. Ce ne sono così tante che ci vorrebbe una vita e forse di più per dirle tutte. Ma poi ci sono anche quelle semplici, naturali, che vengono da sé e dal cuore. Come l'amore.
Che non c'è cosa più bella di avere così tanta fiducia da affidare il proprio cuore ad un'altra persona. Così tanto coraggio da bendarsi e buttarsi all'indietro come si faceva all'asilo da piccoli. Così tanta voglia di mettersi in gioco giorno dopo giorno, di cambiare, di conoscersi. Che come diceva qualcuno "quando arriva, 'un t'avverte, passa, piglia e porta via". E non c'è schema che tenga. Regole che vengano rispettate. Limiti che non siano superati. Divieto che non venga infranto.


L'amore è e deve rimanere una cosa semplice. Una delle poche cose libere e gratuite rimaste in questo mondo dove tutto ha un prezzo: tutto, tranne l'amore. Deve essere e rimanere semplice come svegliarsi la mattina e addormentarsi la sera, semplice e naturale come sbattere le palpebre. Così semplice che mi chiedo come mai debba diventare complicato per alcuni. Complicato, difficile, talvolta addirittura proibito. Impedire l'amore è la vera cosa che va contro natura. Proibire la felicità a due persone che si amano è la cosa che farà arrabbiare qualsiasi Dio ci sia in qualche imprecisato punto del cielo.
Tutti abbiamo affetti a cui auguriamo solo il meglio. Ecco, pensate che tra gli affetti di qualcuno ci sono persone che questo meglio ancora non lo possono avere. Ma che stanno lottando per ottenerlo. Ottenere il diritto di poter amare. Come faccio io, come fa il mio vicino di casa o il tassista di New York che sta percorrendo la 56esima. E' uno di quei diritti imprescindibili e fondamentali che non dovrebbero essere negati, ma se abbiamo lottato per la libertà, allora che si lotti anche- e soprattutto- per questo.

Per l'amore.
Verso chiunque.


(Perché alla fine l'amore è amore)







mercoledì 16 dicembre 2015

Alle scarpe e alla frivolezza.


Beati coloro che non prendono troppo sul serio né se stessi né il mondo. Che se c'è qualcosa di meraviglioso che Dio- o chi per lui- ci ha lasciato è il dono della leggerezza e della frivolezza.
Di sapersi sollevare quando necessario, e non solo al di sopra di questa pazza folla, ma anche dal livello normale delle cose- per cambiare prospettiva, per cambiare aria, per alleggerirsi. Di ridere quando si deve- senza riserve e a pieni polmoni- buttando dalla finestra quella noiosa maschera seria. Di capire che talvolta un paio di scarpe è solo l'ennesimo paio di scarpe ma che altre invece è qualcosa di più: sono dieci centimetri che ti staccano dal suolo e fanno assumere una posizione diversa rispetto alla vita ed è qualcosa che nessuno ci potrà mai togliere.

La frivolezza. Quella sana e indispensabile dose di finta stupidità che fa sporcare a voi uomini le mani quando si tratta di motori- andiamo, ma sul serio pensate che se ci mettessimo davanti ad una macchina non impareremmo nulla pure noi?- mentre noi ce la ridiamo e ci facciamo scivolare addosso le vostre sciocche battute. La leggerezza di uscire senza calze in pieno dicembre, pensare e sperare con ogni fibra del nostro corpo che il nuovo, totalmente non necessario, paio di scarpe comprato a fine giornata possa risollevarci davvero lo spirito, e talvolta accade sul serio. Perché noi in fondo non abbiamo bisogno di grandi cose per essere felici, a noi bastano quelle piccole, quelle essenziali, quasi del tutto invisibili agli occhi come scrisse qualcuno una volta. Le storie sui diamanti sono tutte cliché.




La leggerezza e la frivolezza che fanno credere anche alla più cinica delle donne che potrebbe esserci un lieto fine da qualche parte, basta cercarlo. La leggerezza e la frivolezza che ci fanno essere buone e credere che siano buoni anche tutti gli altri animi, perché preferiamo sbagliare ma imparare piuttosto che partire prevenute. I giudizi e i pregiudizi sono come pesi inutili che trattengono a terra, e poi allora noi come facciamo a volare?
Lasciare che la luce del giorno scivoli via lentamente dalla stanza e godersi solo quella delle candele in quello stato di pace quasi perfetta che scompare puntualmente il venerdì davanti all'armadio con il grido di "non ho niente da mettere".


(Non è vero, ma non è quella la cosa importante.
E' la contraddizione, è la passione, mantenere la voglia di fare,
giocare, ridere, nonostante tutto e nonostante tutti.
Per questo ci servono le scarpe. Perché è più forte la voglia di salire in alto
piuttosto che quella di rimanere a terra)









sabato 12 dicembre 2015

Girl Panic!


Duran Duran vs the Supers. Il tutto inizia con Naomi Campbell. Anzi, per la precisione con lo stacco di coscia della Naomi- caro Babbo Natale, ne porti uno anche a me? Va bene anche il prossimo anno eh, non ho fretta- che si sveglia, più bona di me nelle mie migliori serate chiaramente, in una suite di hotel che sulla moquette candida è tappezzata di ragazze un po' provate dai bagordi della notte precedente. Ma chi siamo noi in fondo per giudicare. Il resto è più o meno articolato così.

Pelle. Borchie. Guanti. Anelli. Tacchi vertiginosi che se non rischiamo ad ogni passo la gamba non li vogliamo. Smokey eyes e rossetti rossi. Reggiseni e autoreggenti. Eva- Herzigova- di paillettes rame vestita, scalza sui banks del Tamigi e Cindy Crawford che, a bordo di una Rolls, si sporge dal finestrino scompigliando la sua chioma e il suo pellicciotto turchese per poi tornare a sedersi bevendo champagne in maniera scomposta. Helena Christensen che dorme comodamente- o quasi- sul carrello delle valigie stipato di bauli di Louis Vuitton. E poi ancora tacchi vertiginosi. Ancora champagne. Capelli cotonati, spettinati, stropicciati. Una sveltina in ascensore. Baci con la lingua. Pelle e ancora pelle. Un pizzico di bondage. Pizzo e metallo. Quel tantino di esagerato che non fa mai male a nessuno. Nero, nero, nero e ancora nero che si sa sta bene su tutto e addosso a tutte. Qualche scorcio di Londra che è sempre bella. Paillettes. I pantaloni che in realtà sono un optional a quanto pare. Stivali sopra il ginocchio. Un sacco di lacci. Pellicce. Il reggiseno lo vogliamo solo se sopra non abbiamo niente. Servizio in camera e frange spettinate. Balliamo sul letto mezze nude. Flash. Noi tutte. Il weekend. E un'altra passata di mascara.


(La mia prossima festa la voglio così)


"You beg me to get closer
Dress falling off your shoulder
Then heat is wrapping 'round us
This city strapped around us"